Il braccino corto così definito come avaro, vive nella religione del danaro, mondo primitivo ed essenziale dove trova il suo esistere, la sua personalità incarna un motto sostanziale “nulla agli altri”.
L’ appropriazione di beni è un modo sovrano del suo pensare, ha un occhio attento all’ uso spasmodico del mondo esterno sia naturalistico che animale, non prova vergogna nella sua assenza di disponibilità, bensì piacere, freddo calcolatore nell’azione, rapido utilitarista tra le pieghe delle difficoltà degli altri. Le mani sono “retrattili” maschi o femmine che siano, il rapporto con gli altri formale, di etichetta, non esiste profondità affettuosa. L’ uso delle situazioni è strategico e preventivato dove possibile, depositato nelle viscere mentali, studiato come una strategia guerresca al fine di ottenere il massimo lucro.
La personalità avara è propria anche di seduttività, ma la relazione è pura forma e non contenuto. La separazione mentale dai bisogni degli altri è dogma quasi naturale, l’ interesse primario è il concetto d’accumolo dove il piacere trova la sua massima percezione a scapito della disponibilità altrui: il mio mondo, il solo mondo.