Innanzitutto mi devo soffermare sulla definizione del termine Sensibilità che possiamo tradurre come la capacità attraverso i sensi di provare piacere o dolore collegata a quella delicatezza di sentimento o finezza di giudizio estetico, percezione e distinzione di differenze e sfumature qualitative che permettono di tradurre la finitezza oggettuale della relazione con il mondo.
Spesso il termine sensibilità da alcune persone viene usato affermando” io sono particolarmente sensibile” come se questa affermazione dovesse evidenziare la fragilità e la vulnerabilità della persona che afferma ciò, una vaccinazione preventiva ad eventuali accadimenti di vita, ma nella sostanza non è proprio così.
Si rende necessario distinguere le tematiche legate alla sensibilità attraverso i due mondi che la traducono e la vivono cioè il maschile e il femminile, spesso le differenze espressive, comportamentali di due sessi anche nella coppia possono produrre richieste, generare frustrazioni causa un linguaggio “sensibile” diverso, spesso incomprensibile e tradotto con la classica affermazione “ siamo diversi, magari potessi parlare lo stesso linguaggio con qualcun altro”.
Nel mondo maschile la visione e la traduzione comportamentale è più istintiva e selettiva, nel mondo femminile invece c’è una dominanza di idea inglobativa e difensiva.
Quando si rappresenta una identità maschile dobbiamo tener presente che il tipo di pensiero verso sé stessi e verso gli altri, il vivere il proprio ruolo, l’ interiorizzazione dello stesso, il vivere in una cultura moderna o molto antica, in una cultura evoluta, progressista, o in una cultura refrattaria, tradizionale o regressiva non muta assolutamente, quindi un maschio si sente tale a prescindere. Nel maschio c’è una tendenza a vivere il proprio ruolo quasi in modo spontaneo, come se fosse in stretta correlazione con gli istinti.
Si rende evidente che questa visione ha un substrato di aggressività creativa molto elevata, dove il desiderio di emancipazione, combattere, fare, costruire, vincere nel maschio ha una sua chiara linearità. Tutto quanto detto, se vediamo l’esternazione della sensibilità secondo questa linea ovviamente è ridotta, c’è una sensibilità legata ad un’ansia di successo, ma non c’è sensibilità legata alle persone che devono essere vinte durante questa scalata al potere, l’idea dominante e nascosta è che chi è il più forte in natura deve governare. La sensibilità in questo caso non può essere agita, perché sarebbe solo un inghippo, produrrebbe degli effetti negativi, dove la rincorsa all’emancipazione e alla vittoria sarebbe più difficoltosa, una antagonista a ciò che uno desidera ottenere quindi non può esserci.
Una persona quindi che tende ad esagerare il maschile o il mascolino non può sottrarsi anche ad una sofferenza, o comunque ad un possibile senso di colpa ad una sensibilità poco agita, non può essere così ceco da non accorgersi di come il suo ruolo lo stia interpretando, ciò produce stati d’animo inquieti, interrogativi, incertezze, però l’idea di essere attinente al ruolo, supportato anche dall’ambiente in cui opera, produce una riduzione delle difficoltà e conseguentemente il fatto di avere ridotti atteggiamenti sensibili.
Nei primi anni di vita un modo semplice di relazione è il gioco e i giocattoli sono il mezzo, se notiamo ai bambini/na vengono spesso acquistati di natura“aggressiva”, soldatini, o “operativa” camioncini, ruspe, macchine da corsa, lego ecc, mentre alle bambine si acquistano le bambole, le casette da sistemare, i pelusce, i vestitini da cambiare ecc. Questo ammaestramento evolutivo si deposita nella nostra mente e fa si che in fase adulta quando un uomo accetta il proprio ruolo, quindi accetta di essere leader con gli aspetti positivi o negativi che né conseguono, il tema della sensibilità si riduce, non viene vissuto come un problema, ma come un adeguamento di ruolo.
Per molti maschi la virilità dimostrata fin dall’infanzia e riaffermata in ogni età della vita, come vi sia il timore di confondersi con il sesso differente, e non solo per quella legata alla procreazione o alla potenza sessuale, bensì per l’identità nel suo complesso.
Nella femmina la sensibilità non viene percepita come eccessiva, viene però vista eccessiva nei confronti di quella del maschio, ma si tratta di cosa legata alla normalità, al proprio ruolo, alla sessualità e alla sua funzione materna e femminile.
A questo punto necessita porsi un punto di domanda e cioè quando un uomo manifesta maggiormente e in termini visibili e anche accorati la propria sensibilità?
In tema di seduzione occorre rammentare come le donne siano attratte da chi primeggia, per cui la scelta tende a cadere sul maschio dominante, abile, astuto e magari spregiudicato. I maschi in una società evoluta si affermano per mezzo del potere, fama e denaro più che nobiltà, fierezza, cavalleria.
La sensibilità si manifesta nel momento in cui percepisce la sua personalità, conseguentemente derivato della sua identità, non sufficientemente rappresentativa, non riesce ad essere vincente come vorrebbe, non riesce a seguire in modo sufficientemente ragionevole i comandi che gli vengono da dentro e le richieste del fuori, situazioni e sensazioni endogene ed esogene, confronti e assunzioni di responsabilità, a tal punto da iniziare a far fluire quello stato d’animo più dolce, più tenero, caratteristico per molti aspetti al femminile.
La percezione di una elevata sensibilità può portare il maschio al pensarsi troppo vulnerabile, con una certa frequenza si possono manifestare situazioni tipo nostalgico, la commozione può diventare invasiva (visione di film, letture romantiche, situazioni di vita ecc.), sente una stranezza che lo pervade, e ha difficoltà a percepirsi significativo nella sua virilità mentale, quello che teme però è anche come viene visto dagli altri, gli occhi sociali hanno notevole influenza a livello umorale.
Uno dei classici concetti sociali depositati in questo universo collettivo è che l’uomo deve sempre dimostrare, essere all’altezza delle situazioni, vivere con determinazione l’assunzione di responsabilità, deve essere certezza quasi per definizione.
A differenza del maschile, nel femminile l’attenzione che viene posta verso la sensibilità è sostanzialmente diversa, mentre per l’uomo come sopra citato può essere letta come una identità poco rappresentativa, una donna deve incarnare la sua parte sensibile, la deve dimostrare, qui non c’è una misurazione legata alla forza, alla leadership, ma a quel mondo della dolcezza, dell’accoglienza, della rassicurazione che la caratterizza. Il maschile non si stupisce se una donna si commuove, usa affermazioni, termini, tono di voce, linguaggio suadente e morbido, ci stupiamo se così non fosse, ci colpisce se i suoi tratti di personalità sono troppo mascolini.
Da notare che oggi il femminile non si pone troppi problemi se nelle sue manifestazioni è troppo maschile, spesso il linguaggio viene agito attraverso modi e termini propri culturalmente del mondo del maschio, e anche il corpo viene usato a rappresentare simboli tipicamente maschili( tatuaggi- pearcing- catenelle ecc.)
Credo che una domanda a tal punto sorga spontanea, come mai l’uomo nella sua accezione più profonda cerca quelle caratteristiche sopradescritte del femminile in modo così perentorio e determinato?
Dobbiamo ricordarci che siamo cresciuti nella pancia di una donna con la percezione di tutte quelle sensazioni vitali che ci hanno accompagnato e ci hanno ammaestrato per un notevole numero di mesi, successivamente siamo stati accuditi con attenzione e delicatezza, il linguaggio sicuramente era dolce e tenero generando un imprinting a livello mentale incancellabile.
Le stesse sensazioni sicuramente le ha vissute anche la donna per cui le richieste alla fine sono identiche, (uomo romantico, dolce ecc) però non possiamo dimenticare che la femmina è creatrice di vita, ha la necessità in modo istintivo che la sua prole venga difesa, il bisogno di una tana rassicurante, di un padre per i suoi figli che possa essere vittorioso verso le sfide della vita.